Da innegabile comodità a possibile fonte di problemi, soprattutto quando il loro numero si moltiplica: sono le password, cioè le parole d'ordine necessarie per accedere alle nostre molteplici identità digitali.
Dal pin del Bancomat al "codice" da digitare per leggere la posta elettronica, fino ai siti web e ai sistemi di accesso a dati e informazioni, che il computer crea e protegge per noi. Ma altre "chiavi" di questo tipo servono anche per l'iscrizione al gruppo di discussione online, per accedere alla rete senza fili di casa propria o dell'ufficio, al sito di aste in rete, al negozio di e-commerce preferito.
All'inizio si pensava ci fosse solo un problema, quello di proteggere le password da occhi indiscreti. Con il passare del tempo, invece, ci si è accorti che è necessario anche tenere ordine in questo caos di nuovi posti virtuali in cui registrarsi. Da un lato c'è il pericolo di furto, ma dall'altro si rischia la perdita di opportunità: se si smarrisce o si dimentica la password, può scomparire anche l'accesso a una "fettina digitale" della nostra vita.
Come affrontare la situazione? Esiste una serie di tecniche e di software (gratis e non) per ordinare, organizzare e proteggere al meglio le password. Alcuni sono software open source, cioè "liberi e gratuiti", altri sono programmi vecchio stile a pagamento (anche se spesso in modalità shareware, cioè con un utilizzo a funzionalità limitate per un periodo di prova) oppure siti web che si offrono come "mediatori" per la vita digitale. In un certo senso, banche con cassette di sicurezza digitali in cui riporre le informazioni più delicate. Nello spazio a fianco, ne vengono indicati sei, che sono suddivisi per sistemi differenti (Mac, Pc, cellulari, in rete).
Si tratta, in sostanza, di utilizzare un sistema informatico sicuro per archiviare i dati digitali e poterli utilizzare sul computer. Se lo si desidera, anche via internet, quando ci si trova lontani dal Pc o Mac che si adopera di solito. Verificando che, quando si ha a che fare con il computer di lavoro, non ci siano policy aziendali già utilizzate al riguardo. Ed evitando di fornire i dati archiviati in questa maniera a chi vorrebbe entrarne in possesso senza giustificazione: il fenomeno in crescita del phishing utilizza la buona fede da parte degli utenti, chiedendo via email, per esempio, i codici di accesso di una banca a siti web-civetta messi in piedi dai truffatori.
Esistono anche altri aspetti legati alla sicurezza digitale, in alcuni casi decisamente complessi. Una buona conoscenza del problema e un approccio ordinato e razionale, con l'aiuto di un po' di quella tecnologia che alle volte sembra solo complicarci la vita, possono fare la differenza.
In ogni caso ci vogliono fiducia e attenzione, perché una svista o un ordine sbagliato possono portare a effetti poco piacevoli. Poi, indipendentemente dalle protezioni appena illustrate, conviene seguire un paio di regole fondamentali dettate principalmente dal buon senso.
Intanto, per ulteriore sicurezza, è opportuno continuare a tenere, su un taccuino, traccia delle nostre molteplici identità. Questo vuol dire segnare tutti i numeri e i dati necessari a utilizzare le differenti funzionalità di programmi e siti web. Si possono registrare anche altri dati, per esempio il codice di licenza dei software legalmente acquistati (insieme con la data di acquisto e la versione del software medesimo) e informazioni analoghe. A questo punto il problema resta solo quello di tenere il taccuino al sicuro, in un posto dove non sia accessibile a malintenzionati, non vada perduto e sia al riparo da eventuali incidenti al computer.
Seconda regola: essere ordinati e seguire una policy personale di sicurezza. Non aprire nuove identità digitali senza prima aver verificato che siano effettivamente utili, che chi ci richiede le informazioni rappresenti un servizio degno di fede e adeguato ai nostri bisogni e, infine, non utilizzare mai le stesse parole d'ordine.
Anzi, variarle il più possibile, seguendo sistemi che permettano di unire lettere e numeri, mai parole di senso compiuto (piuttosto anagrammi) e soprattutto mai nomi propri riconducibili alla vita privata (quelli del partner o della madre, dei figli o degli animali domestici).
fonte :http://www.ilsole24ore.com/
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